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Diffusione del suono negli studi di registrazione

Se il primo approccio per migliorare l’acustica di una sala è quello di eliminare l’energia negativa e rendere l’ascolto più neutro possibile tramite l’assorbimento, a volte si rende necessario un passo successivo verso la distribuzione dell’energia acustica residua.

L’alternanza dei pannelli o delle basstraps sulle pareti secondo posizionamenti ben strutturati permette già una diffusività equilibrata ma l’utilizzo di elementi con forme specifiche rende l’ascolto molto più piacevole oltre che privo di focalizzazioni negative e in generale permette di ottenere una percezione di uno spazio più grande rispetto alledimensioni reali della sala.

La letteratura scientifica di settore ha prodotto nel corso dei decenni vari studi importanti sull’efficacia delle superfici curve, inclinate o sequenziali e man mano ha potuto offrici regole e leggi fisiche precise per la realizzazione di elementi diffrattori e diffusivi che permettono un ascolto di livello superiore.

Nelle control rooms a pianta regolare, una volta trattate le prime riflessioni, ci troviamo con delle zone che, pur non essendo direttamente responsabili del nostro ascolto “immediato”, presentano i parallelismi che generano riflessioni ed echi fluttuanti che disturbano i nostri riferimenti e la nostra concentrazione.

Possiamo trattare questi punti in vario modo ma sappiamo che, se volessimo continuare con assorbimenti broadband (a banda larga, cioè anche sulle medie e alte frequenze) potremmo sicuramente incorrere in un ascolto troppo fermo, asciutto, nella pratica irrealistico per le nostre percezioni psicoacustiche. Per un fonico è il famoso rapporto di amore e odio con l’appoggio degli effetti e dei riverberi in un mix.

Se l’ambiente in studio è troppo “sporco”, il rischio (psicologico) è quello di trattare questi elementi di stile con troppa enfasi perchè non sentiremmo gli effetti fino al superamento dell’”effettistica” imposta dalla sala col risultato di avere un mix troppo “wet”, pieno di effetti e quindi poco intelligibile.

Al contrario, una sala troppo ferma sulle medie e alte frequenze (per esempio completamente tappezzata di spugna piramidale o bugnato, il peggio del peggio per un professionista) impone alla nostra percezione un limite oltre al quale tutti gli effetti saranno già troppi, causando una naturale parsimonia al nostro lavoro: questi mix saranno sempre fermi, asciutti, poco emozionanti.

Il pensiero deve sempre essere che il nostro mix deve sentirsi bene ovunque, sia in una sala hifi dedicata che nel bar sotto casa all’ora di punta quando tutti parlano e mescolano caffè: se la tua decisione (o quella del produttore) in fase di mix è andata nella direzione dell’effettistica sulla voce come caratterizzante per il brano in questione, quell’effetto (delay, reverb, phaser o altro) deve potersi sentire anche in situazioni nelle quali non è necessaria una nostra attenta concentrazione per essere percepito.

Il pop ce lo insegna, ma possiamo applicare questa impostazione a qualsiasi genere musicale: l’importante è essere assolutamente sicuri di quello che si fa, e per esserlo occorre enorme fiducia nel proprio studio.
E’ l’equilibrio delle colorazioni, quindi, la chiave di una buona sala da mix.

Contattateci se avete dubbi o domande oppure compilate il modulo per la consulenza acustica gratuita per richiedere un progetto acustico personalizzato: saremo ben lieti di aiutarvi a compiere un passo fondamentale per la migliorare la qualità del vostro studio e delle vostre passioni!